Farsi male, di Vittorio Lingiardi
Difficile quest'ultimo Lingiardi, pensavo scorresse svelto quanto basta e invece ho impiegato settimane a terminarlo. Sarà che il masochismo non mi appartiene e quindi ho faticato nell'empatia, a comprendere i meccanismi del farsi male, la genesi di alcune condotte autofrustranti. Oppure forse sono stata soverchiata dalla quantità essenzialmente infinita di ciò che mentre leggevo mi rendevo conto di non conoscere: dal linguaggio della psichiatria alla letteratura sulla psichiatria, dai versi dei poeti che di certe questioni hanno scritto ai film dei tanti registi che, consapevolmente oppure no, di masochismi si sono occupati anche con grande abilità e lungimiranza - e che Lingiardi cita e racconta con grande contezza di dettaglio.
Ho trovato interessanti - diciamo che forse ho compreso con più immediatezza - le parti relative al femminile, nelle osservazioni riguardanti la difficoltà della psicoanalisi per una corretta diagnosi differenziale di personalità masochistica all'interno di taluni contesti che divengono, naturalmente, politici. Ove sussistano certi ordinamenti sociali - o condizionamenti ambientali anche, o tutto insieme - resta difficoltoso per il clinico discernere il confine tra patologia del masochismo e l'esito dell'adattamento verso contingenti difficoltà strutturali. Un esempio su tutti, la donna che non riesce a separarsi dal partner matrattante, quando cioè "i comportamenti masochistici, per esempio di compiacenza e arrendevolezza, sono interpretabili come strategie difensive o anticipatorie all'interno di una relazione abusante." Interessante anche il tema del sacrificio, idealmente una "fatica senza lividi mentali" che tuttavia rischia di prendere più spesso di quanto si creda le forme dell'annullamento autodistruttivo, del ricatto e della confusione tra altruismo e negazione di sé. Non possono che seguire nella mia riflessione le pagine di Lingiardi dedicate al materno, nella capacità della madre di riemergere gradualmente dall'holding - il tenere in braccio il figlio neonato, spazio e tempo fisico e psichico nel quale il bambino è "protetto senza sapere di esserlo" - in un gesto che rende il figlio consapevole della differenza fra l'appagamento che si ottiene da un desiderio e la presenza di una soggettività che ne facilita il processo: "gesto di cura che sa illudere e poi disilludere senza ferire". Capacità della madre, questo è il punto, che a volte viene meno - e anche qui per diverse ragioni. Questo il nodo a interessarmi, il perché del venir meno e le conseguenze, nella madre e nel figlio, della mancanza di tale "presenza di cura". "E' lì - scrive Lingiardi - nello spazio intermedio tra presenza e assenza, che impariamo a sentire l'altro senza perderci e a perderci senza dissolverci."
Farsi male, Variazioni sul masochismo, Vittorio Lingiardi - collana Vele di Einaudi editore 2025, pp. XXX - 210 / acquisto

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